Recensione a cura di Giovanna Santarsiero Carlo e il suo “tempo fermo” si insinuano nell’animo agevolmente, sfiorando alle volte delicatamente, altre energicamente, corde sensibili. Assopite e poi risvegliate dai passaggi abilmente strutturati dall’autore, le emozioni sono portate ad un elevato livello di analisi. Le vicende toccano da vicino il lettore che si trova a leggere la storia di Carlo in un soffio di vento, portando avanti in parallelismo un’analisi di sé stesso, immaginandosi nei panni di un protagonista che si mette totalmente a nudo. Le sue riflessioni collegate a passaggi letterari, ci catapultano in un’epoca remota in cui l’arte del corteggiamento e dell’amore erano tipiche di una quotidianità che si è estinta nel tempo. Queste connessioni con citazioni e poesie trascritte, creano un punto fermo nel lettore, un momento intimo per riflettere e in qualche modo ritrovare tracce di sé fra quelle righe. Si, perché il viaggio introspettivo di quest’uomo di mezz’età, che si tro...
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