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Il tempo fermo – di Giuseppe Storti





Recensione a cura di Giovanna Santarsiero

Carlo e il suo “tempo fermo” si insinuano nell’animo agevolmente, sfiorando alle volte

delicatamente, altre energicamente, corde sensibili. Assopite e poi risvegliate dai passaggi

abilmente strutturati dall’autore, le emozioni sono portate ad un elevato livello di analisi. Le vicende

toccano da vicino il lettore che si trova a leggere la storia di Carlo in un soffio di vento, portando

avanti in parallelismo un’analisi di sé stesso, immaginandosi nei panni di un protagonista che si

mette totalmente a nudo.

Le sue riflessioni collegate a passaggi letterari, ci catapultano in un’epoca remota in cui l’arte del

corteggiamento e dell’amore erano tipiche di una quotidianità che si è estinta nel tempo. Queste

connessioni con citazioni e poesie trascritte, creano un punto fermo nel lettore, un momento intimo

per riflettere e in qualche modo ritrovare tracce di sé fra quelle righe.

Si, perché il viaggio introspettivo di quest’uomo di mezz’età, che si trova a vivere una vita

monotona segnata dalla cadenza analoga di ogni giornata, caratterizzata da un lavoro alienante,

rispecchia quella dei più. Forse, in quei passaggi, ho ritrovato una similitudine data dalla frenesia

delle giornate vissute nel quotidiano che finisce con l’essere scandita da continui step sempre

uguali e che si ripresentano giornalmente, scandendo lo scorrere della vita stessa di molti di noi.

Poi la svolta. Un incontro inaspettato con il proprio destino e con l’amore. La vita, come il mare,

cambia repentinamente e allora noi, burattini forse orchestrati da mani invisibili che muovono i fili

del destino, ci troviamo a vivere momenti, emozioni che non siamo in grado di decifrare e di

comprendere bene nel momento in cui si presentano e ci sentiamo travolti da un’onda anomala

che ci sorprende e ci mette in moto.

Riflessioni e analisi, il legame con il passato, il porto sicuro di ognuno, vissuto come rifugio a cui

attingere per trovare risposte o solo per avere un conforto, come il ricordo della mamma che per

Carlo resta il punto nevralgico dell’amore vero, dello stato di benessere che solo una madre sa

dare al proprio figlio.

Un amore impetuoso, che travolge, che logora e allo stesso tempo dà la vita, portando in

un’alienante esistenza una ventata d’aria fresca e nuova, capace di dare un senso alle cose.

Interessante il finale che va letto e esaminato seguendo solo una via: quella del cuore. Ogni lettore

probabilmente si troverà di fronte a diverse domande scaturite da emozioni contrastanti. Io ci ho

visto sicuramente tanta speranza e probabilmente anche uno spunto su cui riflettere.

Carlo è un personaggio variopinto e complesso che ti entra nel cuore per la sua personalità così

semplice e allo stesso tempo umana, legata ad un’era che oggi risulta essere démodé per i tempi

liquidi in cui viviamo, ma sempre attuali nell’arte del saper amare soprattutto nel sentire la

mancanza di un momento puro intenso nell’attimo stesso in cui lo si vive, segno di una forte

capacità di amare seppure con consapevolezza.





Giuseppe Storti: Giurista di professione, dirigente Ente Locale, giornalista per

passione. Iscritto all’Albo nell’elenco pubblicisti della Campania dal 1982. Pra-

tica con «Il Mattino» di Napoli, per il quale è stato collaboratore per decenni.

Direttore del settimanale «Casoria due» per otto anni, nonché di tanti altri pe-

riodici locali e regionali. Fondatore del «Giornale di Casoria» nel 2010. Appas-

sionato e cultore di storia locale. Cura una pagina social e un blog dedicato alla

storia di Casoria, paese di nascita. Ama la lettura.


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