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π™‚π™‘π™ž π™€π™˜π™˜π™π™žπ™–π™‘π™ž π™’π™–π™œπ™žπ™˜π™ž di Cinzia Perrone




C’era una volta in un piccolo villaggio costiero del sud Italia, una giovane madre che viveva da sola con il suo bambino, un tenero frugoletto biondo che ancora stentava a camminare.
Quel bambino era l’unica cosa che le rimaneva del suo unico e grande amore che, aimΓ¨, l’aveva lasciata molto prematuramente.
Aveva sposato, dopo essersene innamorata perdutamente, un giovane e affascinante pescatore di un villaggio vicino.
Alto, energico, con un sorriso coinvolgente e uno sguardo intenso, seppe catturare l’attenzione della donna, fin dal loro primo incontro.
Si videro per la prima volta durante una funzione religiosa nella chiesa del villaggio di lei, dove era solita andare tutte le domeniche mattina.
Anch’egli rapito dall’avvenenza e dai modi gentili della ragazza, e resosi conto di non esserle indifferente, non esitΓ² a fermarla e a presentarsi, naturalmente nei modi in cui si conviene ad un gentiluomo.
Dopo neanche un anno di assidua frequentazione e un fidanzamento lampo di pochi mesi, il pescatore e la sua bella convolarono felicemente a nozze.
Una volta sposati i due non vedevano l’ora di completare e sugellare la loro lieta unione con l’arrivo di un figlio. Infatti, solo dopo un mese la donna fu incinta e entrambi impazzirono di felicitΓ  per l’attesa di quel dono d’amore.
Ma un destino scellerato e infame, in una notte scura e tempestosa, si portΓ² via l’uomo; in una sfortunata pesca notturna la sua barca, non riuscendo a resistere ai flutti del mare in tempesta, si ribaltΓ² portando giΓΉ negli abissi con sΓ© tutto il mal capitato equipaggio.
La donna piombΓ² nella piΓΉ cieca disperazione: non riusciva a darsi pace per la sua enorme perdita e non capiva come avrebbe potuto continuare ad andare avanti senza il suo grande amore.
Furono giorni difficili, la depressione sembrava non darle tregua, la sua vita aveva perso senso, e con lei anche tutto il resto; la casa, la famiglia e finanche il suo bambino, giΓ  orfano di padre nella sua pancia.
Quella che si era annunciata come la piΓΉ dolce delle attese, stava rischiando di trasformarsi in una lenta agonia per la donna.
Ma fortunatamente, il tempo le diede agio di riflettere e la donna capΓ¬ che il suo grande amore in realtΓ  non l’aveva mai lasciata, pulsava in lei attraverso il battito del loro bambino; l’ultimo dono piΓΉ grande che le aveva fatto, incarnazione del loro amore.
Solo quello le avrebbe dato la forza e il coraggio necessario per andare avanti e continuare a vivere, e solo quello ora sarebbe diventato il bene piΓΉ prezioso della sua vita da curare e proteggere da qualsiasi cosa e ad ogni costo.
Fu così che diede alla luce un bel maschietto sano e corpulento, e lo chiamò Paolo come suo padre.
Ora la donna e il suo piccolo vivevano soli nella loro casa, in un’atmosfera di armonia e serenitΓ , tutto quello che secondo la tenera madre non sarebbe mai dovuto mancare al suo bambino.
Erano felici, nonostante il vuoto che portavano dentro entrambi; sua madre aveva cresciuto il piccolo Paolo nel ricordo amorevole e gioioso di suo padre, e quando parlava di lui a suo figlio lo faceva sempre col sorriso sulle labbra, senza versare mai una lacrima.
Ma Gertrude, questo era il nome della donna, era anche una madre affettuosa e presente, oltre ogni limite; la sua triste storia l’aveva legata a doppio filo a suo figlio: come biasimarla!
L’importante comunque era che insieme riuscivano ad avere una vita allegra e spensierata, nonostante le difficoltΓ  economiche che la donna dovette affrontare all’indomani della morte del marito.
Era riuscita a procurarsi i soldi necessari per vivere lavando e stirando il bucato dei signori del villaggio, ed anche se fu duro abituarsi a quell’attivitΓ , almeno per i primi tempi, ormai s’era fatta le ossa alla fatica.
Un giorno perΓ², l’ennesima sventura stava per rompere gli equilibri che la povera Gertrude aveva a fatica creato. La donna, recatasi per un controllo dal medico del villaggio, poichΓ© da tempo soffriva di una brutta tosse, ebbe la triste notizia di essere affetta da un male incurabile e che la sua dipartita non avrebbe fatto attendere molto; le restavano al massimo un paio d’anni, nella piΓΉ rosea previsione.
Il pensiero di lei andΓ² subito al suo amato figlio, che dopo il padre, sarebbe stato derubato anche da sua madre da un destino troppo crudele; sua madre, che era l’unica persona che gli era rimasta, l’unica luce che illuminava il suo cammino, che lo curava e lo proteggeva.
Questi erano i pensieri che turbavano la donna; l’angoscia per il futuro di suo figlio, no di certo la paura della morte!
Ma si propose con gran caparbietΓ  di porre un rimedio a questa triste situazione, a costo di scendere all’inferno e fare un patto col diavolo.
Infatti ella pensΓ² subito di rivolgersi al vecchio stregone del villaggio, da cui tutti si tenevano alla larga, anzi, a dire il vero, tutti gli abitanti del villaggio si guardavano bene anche dal solo nominarlo; aveva la reputazione di uno che praticava la magia nera, e si sa che quel tipo di magia Γ¨ molto rischiosa perchΓ© ha sempre un prezzo da pagare.
Ma alla donna tutto questo non interessava minimamente; lei sarebbe andata avanti perseguendo il suo proposito, non aveva niente da perdere e avrebbe pagato qualunque prezzo.
Non poteva immaginare che il prezzo lo avrebbe pagato suo figlio.
Una volta giunta dal vecchio stregone, gli espose minuziosamente la sua situazione e il suo intento, cioè di non voler lasciare suo figlio solo e senza alcuna protezione.
Lo stregone, dopo averci pensato un po’, tosto esclamΓ² di avere qualcosa che facesse al suo caso; andΓ² a rovistare in un vecchio baule impolverato, rilegato in un angolo nascosto della sua casa, e in un attimo tirΓ² fuori un paio di occhiali.
La donna si chiese a cosa mai potessero servire un paio d’occhiali; il vecchio le si avvicinΓ², avendo intuito le sue perplessitΓ , le elencΓ² con dovizia le proprietΓ  magiche di quelli che a un comune osservatore sembravano solo dei banali e semplici occhiali.
Avrebbero potuto chiamarsi occhiali della felicitΓ , perchΓ© avevano la peculiaritΓ  di deformare la realtΓ  sempre in positivo agli occhi di chi li portasse, riuscendo a captare quale fossero i desideri e le aspirazioni del suo portatore. Quando si dice “vede solo ciΓ² che gli fa comodo”; proprio cosΓ¬, quegli occhiali avrebbero protetto Paolo nel corso della sua vita da qualsivoglia delusione, da ogni dolore, da tutte le amarezze che il destino puΓ² avere in serbo, avvolgendo il suo sguardo, e di conseguenza il suo cuore, in un alone di positivitΓ  assoluta.
Gertrude non doveva preoccuparsi neanche della misura di quel paio di occhiali, perchΓ© essi magicamente si sarebbero adattati a chiunque li avesse indossati, in tutti i sensi.
Fu così che la donna afferrò gli occhiali e corse a portarli al figlio, avendo secondo lei sentito abbastanza e lasciando lo stregone lì impalato al centro della stanza intento a continuare nella sua spiegazione.
Non gli diede il tempo di spiegarle che quegli occhiali, poichΓ© infondevano solo ottimismo e positivitΓ , avrebbero potuto non far percepire un reale pericolo a colui che li portasse.
Gertrude era ormai lontana e felice, conoscendo solo i benefici che avrebbero portato a suo figlio, ignorando le possibili conseguenze negative.
La madre chiamΓ² il figlio a sΓ© per parlargli con la dovuta serietΓ  per dargli tutte le spiegazioni del caso.
Paolo si mostrΓ² da subito preoccupato e ansioso, ma Gertrude lo tranquillizzΓ²; gli diede gli occhiali e si fece giurare che li avrebbe sempre indossati, in qualsiasi momento, senza fare domande perchΓ© doveva fidarsi di lei, che lo stava facendo unicamente per il suo bene.
Il ragazzino avrebbe voluto parlare e fare mille domande, tanto era stupito da quel discorso della madre, ma in ossequio alla promessa fattale, indossΓ² gli occhiali e tacque.
La fine di Gertrude non tardΓ² ad arrivare, e proprio in quella circostanza gli occhiali palesarono il loro grande potere: Paolo non versΓ² una lacrima per la morte della madre, anche se il suo animo continuΓ² ad essere amorevole e compassionevole verso la donna fino alla fine, il suo cuore era incapace di soffrire e straziarsi dal dolore.
Era come se vivesse tutto con un metodico distacco, senza mai un coinvolgimento emotivo; non era diventato nΓ© arido e nΓ© cattivo, perchΓ© la sua personalitΓ  era rimasta inalterata da quella sorta di incantesimo continuando ad essere il ragazzo dolce di sempre, ma la sua anima non avrebbe mai arso al sacro fuoco della passione sia nel bene che nel male.
Il tempo passΓ² inesorabilmente, Paolo ormai un uomo felice e allegro, aveva mantenuto fede alla promessa fatta alla madre e continuava a portare assiduamente gli occhiali.
La sua vita scorreva senza intoppi: mai un litigio, mai un’inimicizia, mai un’ingiustizia, almeno ai suoi occhi, che continuavano sempre a sorridere.
Nonostante fosse cresciuto da orfano in un collegio di religiose del villaggio, era un giovane sereno, contento e lavoratore.
Quel sorriso perpetuo sul volto di Paolo, attirΓ² le attenzioni di una fanciulla del paese che aveva pressappoco la sua etΓ .
I due cominciarono a frequentarsi e così a poco a poco, si conobbero meglio, accorgendosi di piacersi.
Ella fu subito presa da quel giovanotto affascinante così piacevole e rassicurante, nonostante le dure prove che aveva dovuto affrontare nella sua vita.
Nato orfano di padre, poi orfano di madre, cresciuto in solitudine contando sulle sue sole forze, eppure così pacato, senza una briciola di risentimento contro la vita; per la ragazza tutto questo appariva più che ammirevole da parte sua.
Qualsiasi altra persona al suo posto, ella pensΓ², si sarebbe imbruttita e inaridita: lui no.
Questa riflessione di lei non faceva altro che aumentare a livelli esponenziali il fascino di Paolo e il suo sentimento nei suoi confronti.
Finalmente i due si sposarono con estrema gioia di tutti, dato che Paolo era ben visto da tutti, e quindi anche dalla famiglia della sua sposa.
Ma avvenne ciΓ² che malauguratamente lo stregone aveva presagito come eventualitΓ  e che la povera Gertrude non aveva ascoltato per la troppa fretta di correre dal figlio.
Un giorno mentre Paolo era nel cantiere in cui lavorava come carpentiere navale, ci fu un tremendo crollo delle impalcature dove si trovavano alcuni operai tra cui lui.
Paolo non aveva percepito il pericolo e cadde rovinosamente nel vuoto con gli altri compagni.
Nella caduta perse gli occhiali che andarono distrutti, e Paolo sempre memore di quel giuramento chiuse gli occhi istintivamente, dopo di che piombΓ² in uno stato di incoscienza.
Si risveglio in ospedale in condizioni gravissime accanto a sua moglie. “Apri gli occhi Paolo”, furono le parole tremanti di lei; lui per amor suo aprΓ¬ gli occhi e gli apparve la donna che aveva sposato e ne sentΓ¬ subito la mancanza, in un misto di amore struggente e dolore lacerante.
IniziΓ² a piangere, non l’aveva mai fatto e fu strano vederlo piangere anche per sua moglie.
PensΓ² a sua madre, a come l’avesse protetto anche dopo la morte, a come quegli occhiali gli avessero impedito di piangerla come meritava, e per questo cominciΓ² ad odiarli.
Era la prima volta che provava un sentimento ostile verso qualcuno o qualcosa; intanto continuava a guardare la sua amata, non piΓΉ con un distacco amorevole, ma terrorizzato dal pensiero di perderla, bruciando di desiderio per lei.
Le sue ultime parole furono all’incirca queste: non sento piΓΉ il distacco dalla vita ma un totale attaccamento ad essa, e mentre soffro per questa morte inaspettata gioisco ora piΓΉ che mai attraverso i ricordi di una vita vissuta a metΓ , e tu mia cara non sei stata mai cosΓ¬ bella ai miei occhi.
In quel momento la donna ormai in lacrime capΓ¬ che era arrivato il momento, quindi si affrettΓ² a sussurrargli qualcosa all’orecchio.
Poi Paolo serenamente spirΓ², col sorriso piΓΉ bello che avesse mai fatto durante la sua breve vita con gli occhiali magici.

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