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Il Piccolo Mondo Tenebroso, cari miei amici, Γ¨ misterioso e ricco di avventure. Quella che vi racconterΓ² oggi ha un protagonista speciale e per scoprirlo continuate a leggere.

Nella Foresta tenebrosa, fra alberi contorti e antichi e cespugli rigogliosi e ricchi di sfumature autunnali, viveva il piccolo, adorabile, solitario Noir: il gatto nero.

Da anni, la leggenda lo perseguitava: veniva visto come segno di sfortuna per via del suo lucido manto nero e così tutti gli abitanti del Piccolo Mondo Tenebroso, e non solo, lo avevano emarginato e allontanato.

Ogni volta che attraversava le strade dei boschi poco prima del passaggio di un folletto o di una streghetta, veniva insultato e maltrattato perché il suo passaggio avrebbe rovinato la loro giornata, e così giravano i tacchi e intraprendevano una strada alternativa per scongiurare la sfortuna.

Noir cercava di stare negli angoli piΓΉ isolati della Foresta Tenebrosa, triste e amareggiato. Viveva in solitaria, a lui non era concesso avere amici, infatti, non conosceva cosa volesse dire ricevere coccole o parole gentili. I suoi giorni erano malinconici e cupi tanto che ormai aveva perso l’entusiasmo e la speranza.

Si avvicinava perΓ² la fine di ottobre e con lui sarebbe arrivata la Tenebrosa Festa d’Autunno. Per tutti era motivo di gioia, una ricorrenza in cui potersi incontrare e divertirsi liberi e spensierati. Per Noir era un giorno come tutti gli altri.

Ma quando quella sera, il sole andΓ² a dormire per lasciare la scena ad una tonda quanto luminosa luna piena, qualcosa di magico avrebbe cambiato per sempre le sorti del piccolo Noir.

Se ne stava appollaiato sul ramo di un vecchio albero, il cui tronco, era segnato da profonde solcature. Aveva deciso di addormentarsi cosΓ¬ da far scorrere velocemente le ore e non sentirsi travolgere dalla tristezza dell’essere l’unico abitante del Piccolo Mondo Tenebroso a non partecipare alla Tenebrosa Festa d’Autunno.

All’improvviso, perΓ², sentΓ¬ una voce angelica arrivare a lui come un sussurro.

«Noir, piccolo mio, che ci fai qui solo soletto?»

Era lei, la Luna Piena.

«Luna. . . che vuoi che faccia? Sono emarginato e maltrattato da tutti perchΓ© vedono in me solo Sfortuna e maledizione e tutto questo lo devo al mio manto nero. Ma io non porto affatto sfortuna!» rispose il piccolo Noir, con i suoi occhi viola dolci e colmi di lacrime.

«Dobbiamo fare qualcosa per cambiare la situazione. Tu non meriti questo destino!»

«Hai forse qualche idea?» chiese allora Noir incuriosito, sentendo nascere nel suo piccolo cuore, la fiammella della speranza.

«Certo che sΓ¬. Sai, io sono la Luna Piena e ascolto i desideri di tutti. Quelli che sono sinceri e giusti cerco di realizzarli. E il tuo desiderio di essere visto per quello che hai dentro di te, senza essere attaccato da pregiudizi senza senso, Γ¨ da prendere in considerazione»

«Grazie Luna. Sei davvero speciale!» rispose felice il piccolo gattino.

«Non ringraziarmi e mettiti seduto!»

Noir ubbidì.

La Luna Piena soffio su tutta la Foresta Tenebrosa, che in un baleno, si illuminΓ² d’argento.

«Chiudi gli occhi, piccolo Noir» disse Luna Piena «lascia che la mia luce argentata entri nel tuo cuore»

Noir fece come gli era stato detto e sentì un calore diffondersi dentro di lui, come se milioni di stelline lo avevano avvolto in un manto magico. Il suo pelo iniziò a brillare e i suoi occhi viola, che lentamente aprì, sembravano due gemme luminose.

«Da questa notte, caro Noir, ogni volta che incontrerai qualcuno sul tuo cammino e ti guarderΓ  con paura e diffidenza, riceverΓ  come dono fortuna e gentilezza. Il tuo passaggio porterΓ  luce dove c’Γ¨ il buio e speranza a chi vaga nella tristezza. È giunto il momento per il mondo di scoprire la grandiositΓ  che si cela nei gatti neri»

«Luna ma questo Γ¨ un dono meraviglioso!» disse Noir, che si sentiva diverso, piΓΉ leggero e colmo di emozione.

«Usalo con saggezza. La vera magia nasce dalla purezza del cuore. Ora va, la Tenebrosa Festa d’Autunno ti sta aspettando!» rispose Luna Piena strizzando l’occhio.

Noir, carico di coraggio, si precipitΓ² giΓΉ dall’albero, cadendo abilmente sulle sue zampe e si diresse verso la piazza centrale in cui la Festa era entrata nel vivo. Le strade erano illuminate da lanterne arancioni e le risate degli abitanti arrivavano festose fino a lui. Quando mise la sua zampina nella piazza la musica si fermΓ² e tutti si voltarono a guardarlo.

«Oh no! Un gatto nero!» urlΓ² una streghetta, mentre stringeva fra le mani il suo cappello nero a punta, come a volersi proteggere.

In quel preciso istante, i dolci occhi viola di Noir si illuminarono e dal cielo venne giΓΉ una pioggia di stelle argentate, che si posΓ² come un velo su tutti gli abitanti. I loro volti si distesero e avvertirono un senso di gioia nel cuore.

Un folletto si avvicinΓ² a Noir e lo accarezzΓ².

«Che strano. . . sentivo il bisogno di farlo e il contatto con il tuo pelo mi rende sereno e felice» disse sorridendo.

«Voglio farlo anche io!» disse una streghetta. E dopo di lei, tutti gli altri si diressero entusiasti verso il piccolo micio.

Noir venne invaso da coccole, attenzioni, ringraziamenti. Tutti volevano giocare con lui. Incredulo, il piccolo gatto nero, per la prima volta non si sentiva solo ma amato.

Da quella notte, nel Piccolo Mondo Tenebroso aleggiΓ² una nuova leggenda: chiunque incontrasse un gatto nero sarebbe stato travolto da fortuna e serenitΓ .

E ogni volta che la Luna Piena faceva capolino nel cielo notturno, Noir le dedicava un dolce miagolio, in segno di riconoscenza e felice di sapere che grazie a lei, aveva ritrovato la sua luce interiore che aveva preso a brillare piΓΉ forte che mai.


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