Articolo a cura di Giovanna Santarsiero Ci sono voci che non si limitano a cantare il proprio tempo: lo attraversano, lo incrinano, lasciano passare una luce inattesa. Quella di Rino Gaetano ha il timbro di una strada dopo la pioggia, ruvido e ostinato, capace di fermarsi davanti alla tristezza senza consegnarsi ad essa. Nelle sue canzoni la malinconia non è una stanza chiusa, ma una soglia: basta una frase, un ritornello, una deviazione ironica perché da lì entri aria nuova. Rino Gaetano nacque a Crotone il 29 ottobre 1950 e nel 1960 si trasferì a Roma con la famiglia. La capitale diventò il paesaggio umano della sua scrittura: una città di incontri e solitudini, di voci sovrapposte, di verità dette di traverso. Morì a Roma il 2 giugno 1981, a trent’anni, dopo un incidente stradale. Ma la sua storia non si lascia chiudere in quella data: continua nella voce che torna ogni volta a mettere in discussione ciò che sembrava già spiegato. Gaetano non predicava. Preferiva spostare appe...
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