"Cosa indosso per andare a letto? Chanel N°5, naturalmente"
Una frase iconica pronunciata da Marilyn Monroe che in poche parole aveva saputo condensare l'immagine che il mondo, abbagliato dalla sua fisicità, avrebbe continuato ad attribuirle: sensualità, lusso, leggerezza, desiderio. Eppure, dietro quel volto seducente e quei capelli biondi diventati leggenda, c'era Norma Jeane: una donna complessa, attraversata da ambizione e vulnerabilità, da sorrisi capaci di arrivare agli occhi e da fragilità profonde. C'era dunque un mondo intero dietro quella figura sexy che Hollywood aveva intessuto.
Un anniversario che non passa
Quello che accadde nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962 è tutt'ora impresso nell'immaginario collettivo e continua ad echeggiare nel tempo. Forse perchè le ombre su quella morte inaspettata e avvenuta in circostanze sospette, lasciano ancora la scena ai dubbi e al dispiacere, impedendo al fitto sipario di scivolare giù e occultare tutto.
Marilyn Monroe venne trovata nella sua asettica dimora al 12305 di Fifth Helena Drive - Los Angeles - priva di vita, a soli 36 anni. Nelle prime ore del mattino la governante, Eunice Murray, con cui Marilyn viveva, notò che la luce della camera era ancora accesa. Dopo aver ripetutamente bussato senza ricevere risposta, chiamò lo psichiatra Ralph Greenson; poco dopo intervenne il medico Hyman Engelberg, che ne constatò la morte.
La causa ufficiale fu un'intossicazione da barbiturici (farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale agendo come sedativi e ipnostici), classificata dal corner come probabile suicidio. Attorno alla sua morte, nel corso degli anni, sono nate molte ipotesi e leggende, ma nessuna indagine ha dimostrato un coivolgimento criminale. Forse è proprio questa sovrapposizione tra dolore, mistero e mito ad aver reso quella notte così persistente nel tempo.
Eppure Marilyn non sembra appartenere solo al passato. La si trova ovunque: nel mondo della moda, nella pubblicità, nelle mostre artistiche, nelle fotografie e sui social network. Dimostrazione che dietro il segno lasciato da quei suoi profondi occhi e quel sorriso spiazzante, c'era qualcosa che andava ben oltre la fama hollywoodiana.
Da Norma Jeane a Marilyn
Nata il primo giugno del 1926 a Los Angeles, Norma Jeane Mortenson conobbe fin dall'infanzia una forte instabilità: affidi, case-famiglia, temporanea permanenza in un orfanotrofio e la mancanza di solide radici effettive.
Proprio durante gli anni della Seconda guerra mondiale iniziò a lavorare come modella, per approdare poi nel cinema, firmando nel 1946 il primo contratto con la 20th Century-Fox. Fu allora che divenne per tutti Marilyn Monroe.
La sua non fu però una trasformazione passiva. Marilyn non capitò a Hollywood: lavorò con tenacia per costruirsi un'identità artistica. Studiò recitazione, cercò ruoli più complessi e fondò persino una propria società di produzione, la Marilyn Monroe Productions, per acquisire una maggiore autonomia professionale. Dietro il volto della diva bionda c'era una donna determinata a costruire molto di più di una figura capace di catturare i volti altrui per la sua bellezza.
La bionda svampita che non era
Il pubblico osannava quel corpo sinuoso, quella voce di velluto e quell'aria ingenua e provocante insieme. Nonostante ciò, lei, anche dietro ruoli "leggeri" costruiva uno studio consapevole e attento, perché il suo obbiettivo era la ricerca del riconoscimento del talento e del controllo artistico. Marilyn aveva ambizione, curiosità culturale e il desiderio di essere presa sul serio come donna e attrice.
L'evoluzione del suo personaggio la si nota nei vari ruoli che ha interpretato in quei film che hanno segnato la sua carriera. Partiamo da Niagara (1953) che la consacrò come sex symbol seguito da Gli uomini preferisocno le bionde (1953) con la celebre espressione Diamonds are a Girl's Best Friend - i diamanti sono i migliori amici delle donne - ma già a partire da Quando la moglie è in vacanza (1955) si inizia a parlare di moda con la scena che ritrae l'abito bianco che divenne un'icona del Novecento. Con il film A qualcuno piace caldo (1959) emerge il talento comico dell'attrice che cambia completamente volto con Gli spostati (1961) in cui Marilyn mostra il suo lato malinconico, maturo e vulnerabile. Il cinema la trasformò in un'icona, ma fu lei a rendere universali quei gesti, quegli abiti e quella fragilità.
Dietro il mito: ambizioni, delusioni e fragilità
Un'icona intramontabile
Marilyn Monroe è un nome che ancora oggi suona immediatamente riconoscibile, oltre le generazioni. Forse perchè continua ad incarnare una contraddizione che tutt'ora ci appartiene: essere desiderati da tutti non significa essere visti davvero.
In questa società che, più del passato, costruisce stereotipi di bellezza inarrivabili e spesso gonfiati, riuscire a far prevalere l'anima è una lotta nella giungla, come Marilyn ci ricorda quanto possa essere faticoso difendere la propria autenticità. La sua storia, infatti, è un lampante esempio sul prezzo dello sguardo pubblico, del confine tra persona e personaggio che tende a diventare invisibile, e della profonda distinzione tra ciò che mostriamo e chi vorremmo essere: semplicemente noi stessi.
Ragion per cui, in questi giorni non ricordiamo soltanto la fine di una grande diva. Ricordiamo prima di tutto Norma Jeane, la ragazza che inseguì l'amore, la libertà e il riconoscimento; e poi Marilyn Monroe, il personaggio che seppe diventare immortale.
Credo che la potenza del suo mito sia tutta qui: dietro un'immagine apperentemente perfetta, continuiamo a intravedere una persona fatta di pregi, contraddizioni, ferite, difetti e soprattutto quell'inarrestabile desiderio, profondamente umano, di essere amata per ciò che era.




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