Quando l'amicizia presenta il conto
Recensione a cura di Giovanna Santarsiero
Eccomi oggi a recensire il romanzo che si è aggiudicato il primo posto del Premio Letterario Strega 2026: I convitati di pietra di Michele Mari.
Edito da Enaudi nel novembre 2025, il romanzo sin dalle prime pagine tiene il lettore incollato alla vicenda, portandolo a braccetto fino alla fine. La vicenda prende avvio da un patto stretto fra gli alunni della III A, al termine della maturità, quando una riffa viene pensata come un gioco destinato a perpetuarsi nel tempo.
Si decide di destinare la somma ai tre superstiti, una promessa bizzarra che accompagnerà l'esistenza dei partecipanti, caricandosi proggressivamente di tensione e di significati.
Sicuramente uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la gestione delle vicende. Seguire e caratterizzare un gruppo così numeroso di personaggi è una difficoltà evidente, che Mari l'affronta con notevole efficacia: ciascuno conserva una fisionomia riconoscibile, un suo modo specifico di rapportarsi al gruppo e racchiude in sé una combinazione personale di fragilità, ambizioni e contraddizioni. La coralità non diviene mai confusione. La vicenda prosegue con un equilibrio accurato tra i diversi percorsi, seminando indizi con meticolosa precisione che un lettore attento riesce a individuare e a ricollegare alla fine. Questa precisione strutturale rende il romanzo coinvolgente. Le informazioni sono dosate, la curiosità viene gradualmente alimentata e costruisce una tensione costante.
Attraverso la sua scrittura, Mari ci permette di osservare la mente umana in situazioni subdole, dove la competizione e lo scorrere del tempo si intrecciano con la ricompensa economica.
Il denaro non è soltanto una ricompensa consistente ma una lente attraverso la quale leggere i desideri, i risentimenti, le paure e le ambiguità dei propri compagni.
In questo complesso quadro anche il più fragile sembra nascondere un lato oscuro, considerare motivazioni meno limpide di quanto lasci intendere. È come se vengono mostrate le zone grige, le crepe di un sentimento come quello dell'amicizia e ciò che emerge non è tanto la mancanza di umanità dei personaggi, bensì vengono evidenziati i lati fragili, paradossalmente tipici dell'umanità nella sua imperfazione, quelli difficili da controllare e prevedere quando la mente deve contrastare il caos.
Il tono muta: passa dall'ironia, all'inquietudine, alla tensione e alla tenerezza disarmante in certi momenti che toccano particolarmente. Non mancano colpi di scena che non svuotano mai la storia dal suo interesse psicologico. Resta, infatti, sempre centrale la domanda: che cosa resta di un legame quando una promessa economica inizia a modificarne il significato?
Tralasciando alcuni scivoloni personali e soffermandomi solo sull'opera, devo ammettereche la vittoria del Premio Strega 2026 - ottenuto con 190 voti - sembra un riconoscimento plausibile per l'originalità dell'idea, la buona struttura e la capacità di unire intrattenimento e osservazione dell'animo umano. Il romanzo ha qualità evidenti, ma per poter fare una personale classifica andrebbe confrontato quantomeno con i tre romanzi arrivati sul podio.
È una lettura che consiglierei a chi è alla ricerca di un romanzo corale, psicologico e inquieto, che parte da un'idea bizzarra ma che, allo stesso tempo, interroga i legami umani.
Quando l'amicizia incontra il denaro, il lato oscuro umano non arriva da fuori, era già seduto al tavolo.
Nella prossima recensione analizzerò un altro romanzo che si è candidato per il premio ed è arrivato sul podio. Sarà un'occasione per ampliare il confronto, senza anticipare valutazioni definitive.
E voi lo avete letto?

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