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La vera amicizia: la storia di Ibor e Vanessa - di Giovanna Santarsiero

 



In una tranquilla fattoria situata nella periferia di un piccolo paese, il proprietario, il buon Sebastiano, un signore dai capelli e lunghi baffi bianchi, portΓ² un nuovo membro a far parte del gruppo degli animali: un cucciolo di pavone, acquistato al mercato in paese, di nome Ibor.

Essendo ancora un cucciolo, il piccolo pavone era ricoperto da piume variopinte di colori che viravano dal grigio al marrone, colori spenti che non attiravano gli altri animali della fattorina che non si erano nemmeno resi conto della sua presenza. Dal carattere estremamente timido e pervaso da una forte insicurezza, per via della sua apparenza, Ibor trascorreva le sue giornate nascoste in un angolino, pervaso da una malinconia infinita.

Fra gli animali, c’era Vanessa, un’anatra bianca anch’essa cucciola, che aveva subito notato Ibor e si era accorta del suo isolamento, cosΓ¬ un giorno decise di avvicinarsi a lui.

«Ciao tu devi essere Ibor, il nuovo arrivato. Io sono Vanessa!» con i suoi toni delicati e gentili Vanessa si era avvicinata all’incredulo Ibor che rispose solo con un cenno di assenso con la sua piccola testa.

«Ti va di giocare con me?» chiese la piccola anatra.

«Dici sul serio? Davvero vuoi giocare con me?»

«Ma certo perchΓ© mai non dovrei?» chiese Vanessa non capendo a cosa stesse facendo riferimento Ibor.

«Non sono certo un volatile bello e colorato.»

«Gli amici non badano certo all’aspetto estetico ma guardano con gli occhi del cuore» rispose con naturalezza Vanessa.

Ascoltando quelle parole Ibor accettΓ² con tutto l’entusiasmo possibile l’invito. Da quel momento, i due divennero inseparabili. Ogni volta che il sole si levava nel cielo, i due amici erano pronti per iniziare una nuova giornata insieme, vivendo nuove ed entusiasmanti avventure all’interno di quella tranquilla fattoria.

Il tempo passΓ² velocemente e per gli animali un solo anno basta per diventare grandi. ArrivΓ² la bella stagione e un giorno Ibor, dopo essersi svegliato, si diresse al laghetto delle anatre aspettando la sua amica Vanessa e nello specchio d’acqua, distrattamente, notΓ² un volatile dal piumaggio azzurro, con una coroncina sul capo. Spaventato non capendo chi fosse il soggetto riflesso nel lago, si spostΓ² ma quando si riavvicinΓ² vide nuovamente la stessa immagine. Ibor aveva subito una trasformazione straordinaria: il suo piumaggio era ricco di colori vivaci e la sua coda era infoltita da piume folte e particolari.

ArrivΓ² Vanessa, che nonostante il tempo, aveva conservato le sue sembianze, e nel vedere Ibor rimase piacevolmente sbalordita di fronte alla meravigliosa trasformazione del suo miglior amico.

«Ibor, ma sei bellissimo!»

«Vanessa grazie, non avrei mai immaginato di diventare cosΓ¬ un giorno» rispose Ibor.

Grazie a quel cambiamento, gli animali furono attratti da Ibor e non poterono far a meno di avvicinarsi a lui per complimentarsi per il suo bell’aspetto. Ibor finalmente si sentiva accettato e sicuro di sΓ©, tutti lo consideravano e facevano a gara a chi riuscisse a trascorrere del tempo con lui. Vanessa restava dietro le quinte ad ammirare l’ingresso nel gruppo di Ibor che finalmente aveva superato le sue insicurezze.

Passarono i giorni e la vanitΓ  di Ibor iniziΓ² purtroppo a prendere piede. Le sue giornate ormai erano scadenziate da sterili atteggiamenti esibizionistici e superbi che il pavone assumeva con i suoi nuovi amici, facendo ruotare la sua meravigliosa coda che si apriva come fosse un elegante ventaglio, dimenticandosi completamente della sua miglior amica.

Un giorno fu lei ad avvicinarsi a lui nell’unico momento in cui le capitΓ² di trovarlo solo e domandΓ² «Ibor ti andrebbe di giocare insieme?»

«Vanessa, certo ma devo prima incontrare il gruppo dei fagiani per la festa di compleanno di Gisella, la coniglietta bianca, e poi sarΓ² da te»

Vanessa fu felice di attendere il suo momento, il suo amico aveva finalmente trovato del tempo per lei. Si mise vicino al laghetto e attese l’arrivo di Ibor. CalΓ² il sole ma il suo miglior amico non arrivΓ² e lei decise di tornarsene nel suo angolino.

I giorni volarono e in un attimo arrivò settembre, mese di cambiamento non solo della stagione ma anche della muta per gli animali e così Ibor perse le sue bellissime piume che rendevano la sua coda bellissima. Con quella stessa rapidità coloro che credeva fossero suoi amici persero interesse verso di lui e sparirono come una nube che il vento spazza via alla velocità della luce. Deluso e travolto dalla tristezza Ibor se ne tornò nel suo angolino isolato dal resto.

All’improvviso sentii una voce.

«Ibor ma perchΓ© piangi?»

Si voltΓ² e vide Vanessa, la sua amica, colei a cui aveva negato le sue attenzioni e che aveva deluso non mantenendo le sue promesse.

«Vanessa, ma sei qui? Piango perchΓ© ho perso tutto, la mia bellezza, le attenzioni e la tua amicizia» disse Ibor consapevole dei suoi errori.

«Mi dispiace Ibor. Sei stato travolto dalla vanitΓ , non hai saputo gestire la tua bellezza».

Ibor continuava a piangere sapendo bene che aveva sbagliato tanto con lei e meritava la solitudine in cui era piombato.

«Allo stesso tempo, ho capito la difficoltΓ  che hai avuto nel gestire il tutto. La bellezza ti ha permesso di superare la tua forte insicurezza e sei riuscito ad entrare nel gruppo e tutto questo era ciΓ² che volevi. Spero solo tu abbia capito che gli amici veri non sono coloro che si soffermano alle apparenze e che la vera bellezza risiede dentro di noi. Detto ciΓ², ti va di giocare insieme?»

Con le lacrime agli occhi Ibor accettΓ² e i due giocarono insieme come i vecchi tempi e da allora non si separarono mai piΓΉ, anche quando la nuova stagione tornΓ² a colorare il piumaggio di Ibor.

La storia di Ibor e Vanessa ci lascia un profondo insegnamento: i veri amici resteranno sempre al nostro fianco, indipendentemente da come appariamo, gioendo per le nostre  vittorie e soprattutto rimanendoci accanto nei momenti difficili, quei momenti in cui restiamo soli e ciΓ² di cui abbiamo realmente bisogno Γ¨ l’amore delle persone a noi care e che la vera bellezza da custodire Γ¨ dentro di noi. 


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